Il Lavoro nel Terzo Settore: le parole sono importanti

Allo scoccare della mezzanotte del 12 maggio, il Presidente del Consiglio ha twittato il link all’indirizzo in cui sono pubblicate le “Linee Guida per una riforma del Terzo Settore”.

Si tratta di una riforma lungamente attesa e auspicata.

Tanti sono gli ambiti che, come operatori del settore, abbiamo più volte segnalato come normativamente inadeguati: dall’individuazione delle categorie di svantaggio per le imprese e le cooperative sociali, alla fiscalità del mondo associazionistico, alle modalità di gestione del 5 per mille…

Il governo ha attivato un indirizzo mail per raccogliere segnalazioni in merito ai ventinove punti della riforma: terzosettorelavoltabuona@lavoro.gov.it .

Nel mio piccolo, scriverò anch’io.

In questo post, però, non intendo argomentare in merito alle possibili soluzioni legislative.

Vorrei piuttosto confrontarmi con voi rispetto al linguaggio utilizzato dal Presidente del Consiglio nel redigere le Linee Guida.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti.

Le parole sono indicative di come i concetti complessi e le esperienze sono rappresentate nella nostra mente.

Già in altri post abbiamo esplicitato il richiamo a una premessa teorica, suggerita dagli studi di linguistica cognitiva, che troviamo interessante: nel nostro modo di utilizzare le parole è racchiusa una teoria dello spazio e del tempo, della materia e della causalità.

Il linguaggio quotidiano dimostra che categorie astratte e recenti (dal punto di vista evolutivo ma anche ontogenetico) sono concettualizzate dalla nostra mente in termini di categorie più elementari e concrete (George Lakoff, Mark Johnson, “Metaphor We Live By”, University of Chicago Press, Chicago, Illinois, USA, trad. it. “Metafora e vita quotidiana”, Bompiani, Milano, 1998).

Se ciò è vero, allora come il nostro governo si raffigura e si rappresenta il Terzo Settore, e in particolare il Lavoro nel Terzo Settore?

 

Api o Monaci

L’Italia del Terzo Settore, dice il documento, è “generosa, laboriosa…opera silenziosamente per migliorare la qualità di vita delle persone”.

Vengono in mente immagini di soggetti che, disciplinatamente, modestamente, lavorano per un fine comunitario: le api, i monaci benedettini?

La riforma, par di capire, si propone di valorizzare tale modello di impegno.

 

Nutrice e tessitore

Il Terzo Settore “alimenta beni relazionali” è capace di “tessere e riannodare i fili lacerati del tessuto sociale”.

Precisione e pazienza sono gli strumenti dei tessitori, amore e dono sono quelli della nutrice.

Il legislatore riconosce la lacerazione del tessuto sociale e, quel che è più importante, attribuisce al Terzo Settore un ruolo importante per la ricostruzione.

 

Alla ricerca del tesoro

Il Terzo Settore è “tesoro inestimabile, ancora non del tutto esplorato, di risorse umane, finanziarie e relazionali”.

Va da se’ che la riforma si auspica di essere la mappa che orienterà, svelerà ai buoni i segreti e consentirà loro di trovare il forziere: è essenziale che non cada in mano ai pirati!

Un premio per il dono

“Terzo obiettivo della            riforma è di premiare in modo sistematico           con adeguati         incentivi e strumenti di sostegno tutti i comportamenti donativi o comunque prosociali dei cittadini”.

Donare al Terzo Settore è bene e, se lo faremo, saremo buoni. Se saremo buoni, ci sarà riconosciuto un premio.

Tranquilli: non intendo dire che non concordo.

Dico solo  che, anche qui, Renzi non sta dicendo una cosa scontata né neutra:  un’antica e seguitissima scuola di pensiero intende il far del bene come un’azione obbligatoriamente disinteressata alle ricompense (almeno a quelle di questo mondo).

 

Separare il grano dal loglio

Richiama l’immagine del contadino, ancora una volta operoso e paziente, che, nel contesto naturale e di antica sapienza, lentamente separa il grano dalla gramigna: il bene dal male.

A qualcuno può anche venire in mente la parabola del Vangelo di Matteo, ma non siate troppo maliziosi: era l’altro, il Presidente del Consiglio che si paragonava all’Assoluto, quello che ora svolge i servizi sociali, guarda un po’, proprio nel Terzo Settore…

 

L’aereo che decolla

Chissà perché, quando il focus si sposta dall’associazionismo all’impresa (sociale), il linguaggio metaforico cambia radicalmente il proprio campo semantico.

A decollare sono, generalmente, gli aerei, gli elicotteri, le astronavi…

L’Impresa Sociale deve decollare.

Sarà sociale ma è pur sempre un’impresa, allora basta con la lentezza, la pazienza, l’amore, l’operosità, l’attenzione al tessere relazioni…l’oggetto diventa inanimato, una macchina, e deve acquisire velocità notevole, sufficiente ad un decollo da terra e a un volo autonomo.

 

 Concludendo…

Mi ritrovo in molti degli obiettivi individuati dalle linee guida.

Mi ritrovo un po’ meno nelle metafore utilizzate le quali, se non adeguatamente contemperate con un ascolto della consultazione pubblica, rischiano di tradursi in una riforma eccessivamente semplicistica.

Le parole sono importanti, soprattutto quando sottendono un ragionamento politico.

E voi, cosa ne pensate?

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4 risposte a Il Lavoro nel Terzo Settore: le parole sono importanti

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  3. ovittorio ha detto:

    Ma sul Terzo Settore, potevano essere scritte parole diverse da quelle troviamo in questo documento? Non si punta alla rassicurazione attraverso la conferma di un progetto (o di un’illusione??!), che non vada ad urtare o scheggiare i pensieri, ma li accarezza e li blandisce? Non suonano un po’ tutte come parole obbligate?
    vittorio

    • davidevassallo ha detto:

      Caro Vittorio, hai ragione…blandire i pensieri e non scheggiarli. Dovremmo essere noi per primi, noi del Terzo Settore, a pretendere di non essere più considerati i “buoni per diritto”, dovremmo aver ormai capito che questa logica, mentre da una parte ci assicura qualche privilegio, dall’altra ci condanna alla nicchia ininfluente e, quel che è peggio, all’autoreferenzialità di pensiero (in ultima analisi alla morte del pensiero). Un sincero saluto.

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