Primo giorno di scuola – Diario minimo di un genitore qualunque

Primo tempo

Oggi è il primo giorno di scuola.

Anche mio figlio inizia il percorso nella scuola primaria.

Ho lavorato con la scuola, in qualità di educatore, per quasi quindici anni, ma, quando si tratta del tuo primo figlio, è inevitabilmente un passaggio…

Io e mia moglie siamo emozionati, abbiamo faticato a prender sonno, stanotte, e la sveglia è stata anticipata per non rischiare il ritardo che ci caratterizza da sempre.

Lui, il piccolo, ieri sera si è addormentato presto, ha dormito profondamente e, come al solito, ha faticato ad alzarsi.

La scuola di mio figlio consente ai genitori, per il primo giorno, di partecipare in classe alle attività e giochi di accoglienza.

Ci sembra una buona idea, accompagniamo entrambi il neo studente.

 

Tra bambini e genitori (presenti tutte le mamme, parecchi anche i papà), la classe è molto affollata.

La maestra chiede ai bambini: <<Allora, siete contenti che ci siano qui i vostri genitori?>>

Segue un silenzio imbarazzato…qualche sorriso ma nessuna approvazione convinta.

<<Non li facciamo rimanere molto…un’oretta?>>, rincara l’insegnante.

<<No, meno>> risponde sorridendo una decisa bambina, che non ha senz’altro cognizione di quanto durino sessanta minuti, ma che ha, evidentemente, fretta di liberarsi dagli ingombranti antenati…

Così, come da programma, prima dell’ora di merenda, i genitori sono congedati, senza rimpianto.

Nostro figlio, nel salutare la mamma, si raccomanda: <<Però tu aspettami fuori dal cancello finchè arrivo, va bene?>>

 

Secondo tempo

Sono un po’ turbato, non mi vergogno a nasconderlo…ed emozionato, preoccupato, un po’ commosso…

Poi, coincidenze della vita, capita che in radio ascolto la lettura di un testo, di Natalia Ginsburg: Non opprimere i figli con l’idea della scuola.

In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio.

Pur con qualche distinguo, mi ci ritrovo; è un bel testo, vi invito a leggerlo e, nello stesso tempo, me lo appunto come pensiero caratterizzante di oggi, per un diario minimo del genitore, che mi disponga a tenere a mente che:

Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d’attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos’è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita? (Natalia Ginzburg, Le piccole virtù, pubblicato originariamente su “Nuovi Argomenti” nel 1960)

 

P.S.

Nel primo pomeriggio chiamo a casa, per sentire dalla voce di mio figlio come è andata la mattina.

<<Ciao papà, a scuola tutto bene, la maestra è molto dolce, abbiamo fatto un sacco di belle cose. Però ti racconto stasera, adesso sono troppo impegnato, sto giocando. Ciao…>>

Ecco, appunto.

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