Dov’è il non-lavoro?

E’ visibile, palpabile, dicibile quello nelle manifestazioni di piazza di questi giorni, nei cortei per il diritto alla casa, nei numeri delle statistiche, nelle riviste – come per es. questa, nei blog – come per es. questo, nei romanzi. Ce n’è anche di impalpabile, indicibile, invisibile. Fra i genitori che aspettano l’uscita dei figli a scuola o dall’attività sportiva, fra i vicini che abitano sopra e sotto i nostri appartamenti, in mezzo alla strada e vicino alle stazioni, nelle sale d’attesa dei centri per l’impiego e dei patronati.

Ho accompagnato recentemente un parente disabile – la cui ditta ha licenziato 30 persone – nelle varie tappe burocratiche che seguono il licenziamento. Salto i due mesi di procedura di mobilità: la ditta apre la procedura, fa una lista di mansioni in esubero, vari incontri con i sindacati per contrattare la proposta di accordo, talvolta mobilitazione dei dipendenti, definizione dell’accordo, incontri individuali con i dipendenti, prefirma, firma presso conciliatore. In un clima carico di rabbia, preoccupazione, paura, angoscia, rassegnazione. Lo salto perché richiederebbe un post a parte.

L’iscrizione al centro per l’impiego. 

Quello di Milano è in una struttura architettonica pensata non so bene per cosa. Ha un che di avveniristico ma come lasciato a metà. 20141201_105945Il luogo dei servizi per il lavoro che dovrebbe aprirci la strada al futuro, che per ora rimane sospeso… Sembra il salone di una nave da crociera, più low cost che lusso con un’immensa scala a spirale che porta ai piani alti dell’edificio. Le sedie per l’attesa sono disposte ad arco sotto un’imponente struttura di specchi che ricorda un alveare e che riflettono ombre e immagine indefinite delle persone (ex lavoratori?), contribuendo a creare confusione nella identità personale e professionale di noi seduti ad aspettare.

20141201_110029Persone in attesa come in un ambulatorio medico. Chi sfoglia un giornale preso gratis nella metro, chi guarda il proprio smartphone, chi ascolta musica, chi cerca gli sguardi degli altri, chi parla con il vicino, chi prende un caffe alle macchinette, chi arriva e chiede dove sono gli sportelli, che – stranamente non si vedono da dove si aspetta seduti. Mi sono immaginato di essere Nanny Loy che pazientemente con un microfono in mano raccoglievo le storie di questi nuovi fantasmi. Storie di persone, soggetti, descrittori del contesto attuale che sfugge ai media e alle statistiche. Il titolo banale: i figli del boom nella crisi.

Tocca a noi

Finalmente si avvicina il nostro numero. Avevamo 80 persone prima di noi e sono passate due ore. 20141201_092339Tocca a noi. Nel salone con gli sportelli, un giovane impiegato chiede la fotocopia della lettera di licenziamento (Non c’è l’abbiamo; La faccio io; Grazie!), inserisce dati anagrafici al computer, stampa e ci consegna la copia dell’iscrizione al CPI. Avete 60 giorni per iscrivervi alle liste di mobilità dell’INPS o attraverso un patronato. Ma vi consiglio di farlo prima possibile. Mi domando perché, ma non oso chiederlo. Forse prima ci si iscrive prima riceve la mobilità. Mah. E invece mi trasformo in un goffo Nanny Loy ne vedete tanti ogni giorno? E’ sempre così; Grazie, arrivederci.

Il patronato

Diligentemente cerco un patronato. Trovo una sede comoda per me e per il mio parente che abitiamo a un capo all’altro della città. Cerco le informazioni su orari, ma al telefono non rispondono e su internet non le trovo. In rete trovo un altro numero della stessa sede, penso che avevo quello vecchio, rispondono! Mi spiace ma deve chiamare il patronato; E’ quello che ho fatto, non è la sede di via Volturno? Si, ma noi siamo il CAAF; Ah, e non può passarmi il patronato? No, è un altro numero; Lo so, ma non rispondono, non può passarmelo lei? No, mi spiace non posso farci niente. Se non ci riesce lei che ha il collega nella stanza di fianco. figuriamoci io, mi viene da dire.

Mantenendo il giusto understatement (la mia compagna francese se li sarebbe mangiati vivi…) ci rechiamo alla sede del patronato. Quando entriamo, alle 9.30 di un martedì mattina di metà dicembre, non c’è nessuno a parte gli impiegati che in un ufficio parlano fra di loro. Desidera? Dovremmo iscriverci alla lista di mobilità; Oggi è chiuso, deve venire negli orari indicati; Ah, e quali sono gli orari indicati? Si alza un omone grande e grosso, esce dalla stanza e mi fa vedere un foglio A4 di fianco ad una porta chiusa con la targa Patronato. E’ seccato, non so se perché non li ho visti (ma come facevo erano un po’ nascosti e non immediatamente visibili) o perché ho interrotto la sua conversazione e il suo lavoro (beato lui che ce ne ha uno, anche se non sembra molto contento di avercelo). Lo sportello è aperto lunedì, giovedi e venerdì dalle 9.00 alle 12.30; Ma come facevamo a saperlo? Dovevate chiamare! Respiro profondamente. Guardi che ho chiamato più volte ma non rispondeva nessuno; Certo perché lo sportello era chiuso; Eh, allora come facevo a chiamare? nemmeno la sua collega del CAAF me lo ha detto; Non so che dirle, adesso non c’è; Potete mettere un messaggio che dia informazioni. Eh si, adesso paghiamo un dipendente per dare le informazioni quando l’ufficio è chiuso! Doppio respiro. Magari una segreteria telefonica? o su internet? Non ce l’abbiamo la segreteria! Sto solo DICENDO che ho cercato le informazioni al telefono e su internet e non le ho trovate, sono venuto qui e vorrei capire cosa bisogna fare per iscriversi alle liste di mobilità.

Si apre la porta del patronato (ma allora qualcuno c’era…) e, per fortuna, un signore dice, venga con me che le dico che documenti deve portare (perché non ce lo ha detto quello del CPI???). Mi raccomando venga presto, perché riusciamo a fare solo una decina di pratiche in una mattinata; E c’è tanta gente? Normalmente si.

E così alle 8.00 di venerdì mattina ci diamo appuntamento al patronato. Non vedendo gente fuori in coda (gli uffici aprono alle 9.00) andiamo a bere un caffe.20141219_104018 Dopo 20 minuti ancora nessuno in coda, ci avviamo lo stesso pensanso di essere i primi. E invece dentro, nella sala d’aspetto, una decina di persone sono già sedute in attesa. Chi è l’ultimo? Devono ancora distribuire i numerini; Ma a che ora siete arrivati? Io alle sette…. Alle 8.45 arriva l’impiegato del patronato a distribuire i numeri chiedendo ai presenti di indicare l’ordine di arrivo. A noi tocca l’ultimo. il numero 10. Un paio di persone arrivate dopo di noi restano senza biglietto. E noi? Io lavoro fino alle 12,30. Se finisco prima queste pratiche ne prendo altre. Se volete rimanere è a vostro rischio. Non vi garantisco nulla. Ed esce, penso, a prendere un caffe. Alle 8.55 rientra e alle 9.00 chiama il numero 1.

Rosita

Dopo essere usciti per ingannare l’attesa con un altro caffè, facciamo conoscenza con Rosita, 46 anni. Vive sola con due gatti. La multinazionale per la quale lavorava ha licenziato 29 persone. Non 20141201_112040sa come fare, La mobilità mi basterà per pagare l’affitto e qualche bolletta. Le mie amiche che si sono trovate nella mia situazione ci hanno messo anni a trovare un altro lavoro, chi vuoi che mi prenda, dovrò inventarmi qualche cosa; Può essere l’occasione per riscoprire una passione fare ciò che le piace (potevo starmene zitto…!).

Rosita è un’esperta di questi uffici. E’ bravissima a orientare tutte le persone che entrano e scambiano la sala d’attesa come front office di una segreteria che non c’è. C’è la moldava (badante?) che vuole chiedere l’alloggio, il pensionato, la giovane mamma che ha bisogno dell’ISEE. Per ognuna di queste persone, Rosita ha una parola carina, rassicurante, affabile, gentile, premurosa. L’opposto del dipendente che mi ha maltrattato tre giorni prima. E pensare che lei un lavoro non ce l’ha… L’avessi trovata io quando sono venuto la prima volta.

Pausa caffe

Sono le 10.20. Siamo al numero 6. Il dipendente del patronato va a prendere un caffe. Ci mancherebbe.

E’ finita!

Alle 11.20 tocca a noi. In tempo per arrivare alle 12.00 alla festa di auguri nella classe di mio figlio. Dove, ovviamente, si continuerà a far finta di niente…

Buon Natale?

Informazioni su matteoloschiavo

Psicosociologo e cuoco, svolge attività di formazione, consulenza e ricerca con organizzazioni lavorative, pubbliche e private, impegnate nel campo della produzione di servizi territoriali (sociali, socio-sanitari, sanitari, educativi, della sicurezza).
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5 risposte a Dov’è il non-lavoro?

  1. Pingback: (Af)Fondata sul Lavoro | Q CODE Magazine | NUOVA RESISTENZA

  2. davidevassallo ha detto:

    L’ha ribloggato su Lavoro Bene Comunee ha commentato:
    Al di là delle riforme, degli strumenti, dei progetti…parlare di Lavoro significa anche parlare di luoghi del Lavoro e, soprattutto, di persone.
    A sottolinearlo, ecco l’interessante post di Matteo LoSchiavo:

  3. stefano delbene ha detto:

    Per chi come il sottoscritto si è trovato, per ragioni diverse da quelle di Matteo, a frequentare questi uffici (INPS, Patronati, nel mio caso aggiungo l’ASL…) queste storie sono arcinote. Per tutti gli altri possono diventarlo da un momento all’altro e per mille ragioni. Ma purtroppo non ci pensiamo prima che accada, quando ormai non possiamo far altro che subire, come nel Castello kafkiano, l’arroganza del Potere Burocratico, nelle sue varie manifestazioni (anche il Sindacato è una di queste, si è del tutto conformato, d’altronde è da esso che trae le risorse per sopravvivere). E ci consoliamo magari pensando che “prima o poi verrà qualcuno a prenderli a calci questa banda di fancazzisti”, quando poi sono proprio loro a farci avere la pensione, o l’indennità di mobilità o Dio solo sa cosa. E quindi alla fine magari li ringraziamo pure ….

  4. Pingback: (Af)Fondata sul Lavoro | Q CODE Magazine

  5. ovittorio ha detto:

    una storia che sembra parlare di fantasmi.
    grazie Matteo!
    vtt

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