Nel settembre 2011 ho pubblicato un post sul tema della conciliazione al femminile “Mamma (e moglie) acrobata?”. Di recente ho letto sul sito del Corriere della Sera un articolo dal titolo “Quando anche il papà fa l’acrobata. Aumentano i padri alle prese con la fatica di conciliare tutto. Tra scelte e patti, fanno così“(Elisabetta Andreis, 7 ottobre 2011).
Ho trovato il contenuto molto stimolante e ho quindi deciso di condividere sul blog di Appunti di lavoro [qui da dove tutto è partito] altre mie considerazioni, questa volta sulla conciliazione al maschile, sperando di sollecitare il commento di qualche papà.
Dell’articolo di Andreis mi è piaciuta la parola patti. La conciliazione è fatta di patti, accordi, contratti più o meno espliciti, dichiarati e consapevoli fatti con sé stessi, con il/la compagno/a, con il resto della famiglia e della rete di supporto.
Pensando alla maggior parte delle famiglie di oggi, in cui entrambi i genitori lavorano a tempo pieno, le acrobazie si suddividono a metà tra padre e madre.
Sempre più spesso capita di vedere padri che accompagnano i figli dal pediatra, li vestono, si occupano del momento del bagnetto e della pappa, seguono l’inserimento del piccolo al nido [anche se dal mio parziale osservatorio questa sembra essere ancora un'eccezione].
Anche in famiglia, così come avviene nei servizi educativi, la condivisione delle responsabilità di cura avviene attraverso il delicato momento del passaggio di consegne. Ecco allora che iniziano a fare capolino nelle mure domestiche lavagnette o post-it colorati che riportano routine, scadenze e un elenco di cose da fare nella giornata post lavorativa [sarebbe interessante indagare chi compila solitamente questi strumenti di comunicazione intra-familiare...la mia impressione è che siano spesso colorati di rosa!].
Il papà può entrare in gioco nell’agenda domestica solo se gli viene lasciato lo spazio per farlo, ovvero se la mamma è capace di delega. L’articolo del Corriere della Sera riporta la frase di un padre intervistato che parla di un pizzico di delirio d’onnipotenza al femminile o sottile compiacimento della donna nell’affanno.
Effettivamente, come già dicevo nel mio post precedente, spesso è la mamma che si assume l’onere di coordinare il tutto e i padri, anche quelli più disponibili, si prendono gli spazi vuoti che gli vengono gentilmente “concessi”. Forse per parlare di una conciliazione che non sia connotata solo di rosa, le donne dovrebbero imparare a fidarsi di più delle capacità organizzative degli uomini. Interessante è il finale dell’articolo in cui la giornalista si chiede “chi in famiglia è il capo? chi l’aiutante?” e aggiungo io “chi detiene il ruolo di responsabilità e chi un ruolo di supporto? Si parla di responsabilità condivisa o di responsabilità nelle mani di uno solo? E a proposito di avvicendamenti mi chiedo “sono pronte le mamme di oggi a lasciare al loro compagno il ruolo di coordinamento del ménage familiare?” E i padri sono preparati ad accettare l’incarico?”.
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