Carriera lavorativa: tracce di una colonna sonora

Gli ultimi post di Matteo Lo Schiavo, nonché l’incoraggiamento dello stesso, mi sollecitano a riproporre il seguente post, scritto nel luglio 2013. Tra curriculum cantati e indicibili del non-lavoro  sembrava potesse starci… 

Premesse

Le premesse di questo post (dal quale se non altro si evince la mia predilezione per la musica cantautorale) sono due:

1)     Ultimamente, andando e tornando dal lavoro, mi vien voglia di sentire una canzone, sempre la stessa. Esperienza non nuova nella mia vita, ma questa volta fatico ad attribuire un significato, anche se sono ragionevolmente certo che sia collegato al mio momento lavorativo attuale.

2)     Son convinto che anche nella carriera lavorativa, quota significativa della vita quotidiana di ognuno di noi, esista una colonna sonora e sono curioso di confrontare la mia con quella degli altri “appuntisti” e dei simpatizzanti che ci seguono.

1. Vagabondo che non sono altro, soldi in tasca non ne ho, ma lassù mi è rimasto Dio… Continua a leggere

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Curriculum cantati per superare limiti e confini del dicibile?

romanzi lavoroIl post di Mainograz sui biglietti da visita mi ha fatto pensare a “60 giorni e finiscono i soldi” uno dei libri che ci sta accompagnando in questo progetto sull’indicibile del lavoro, dove la protagonista, senza più lavoro, un figlio adolescente e la paura di perdere tutto, è alle prese, fra le altre cose, con la scrittura di una “presentazione” professionale.

Seguendo la protagonista, capiamo che scrivere una presentazione di se stessi è un processo molto complicato. Bisogna trovare la chiave giusta, non scontata, non banale e che ci rappresenti. Se poi, come la protagonista del romanzo, si sta attraversando un periodo di difficoltà, “è una fatica improba scrivere bene di te quando ti senti un relitto. Ma è possibile che in 26 anni non abbia mai avuto necessità di presentarmi a qualcuno? Possibile. E’ stato un errore, ma ho sempre avuto troppo lavoro per dedicarmi a cercarne altro”.

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Valutare la scuola, gli insegnanti, i presidi, gli alunni? Ognuno ha la chiave giusta…

Scuola migliore se si valutano anche i prof  è il titolo di un commento sul Corriere della sera di Martedì 17 marzo.20140320_154556

L’autore è Attilio Oliva, Presidente dell’Associazione TreeLLe “un vero e proprio “think tank” che, attraverso un’attività di ricerca, analisi e diffusione degli elaborati offre un servizio all’opinione pubblica, alle forze sociali, alle istituzioni educative e ai decisori pubblici, a livello nazionale e locale” (www.treelle.org).

Immediatamente registro il sito fra i preferiti, nella cartella scuola. Sostengono l’associazione diverse fondazioni fra cui la Compagnia di San Paolo, MPS, CarisBo, Monadori; il board è ricco di nomi illustri, del mondo accademico, di intellettuali, imprenditori, pedagogisti, perfino Mario Lodi.  Insomma, comodamente da casa navigando sulla rete mi vedo piccolo piccolo di fronte a questo movimento di cervelli, interessi, stakeholder, think thank, e mi chiedo: ma a noi, di appuntidilavoro-scuola, chi ci legge?

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Romanzi che aiutano a dire l’indicibile_1

“Le persone erano in crisi. E il lavoro lo era. Erano in crisi le aziende, le banche, gli stati, persino i continenti. Il sistema era in crisi. La civilità era in crisi. Non c’era più nessuna differenza tra chiamarsi Mr Brown e gestire una drogheria a Oak Park, in Illinois, o signor Esposito e vivere di una modesta pensione in Italia. O almeno, delle differenze c’erano, ma non le parole adatte per descriverle. In fondo, pensò il signor Esposito, siamo dei numeri e i numeri basta contarli. I numeri non hanno bisogno di un vocabolario, non vanno in crisi.” (Massimiliano Virgilio, Arredo casa e poi mi impicco, Rizzoli, pag. 94).1707208_0

E’ un libro divertente e crudele. E’ un libro che parla del nostro tempo contemporaneo. Continua a leggere

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Che Scuola era

A-GROSSETO-NON-CI-RESTA-CHE-PIANGERELeggendo il post Non ci resta che… piangere di Vassallo&LoSchiavo mi sono ritrovato a fare questa riflessione.

Che scuola era quella dove “lavoravano” Troisi e Benigni?

Sono passati trent’anni, 1984-2014. Non sono pochi. Anche perché di mezzo dovremmo essere passati dall’autonomia. Continua a leggere

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Volevo essere Geppetto… Modi per ricordare Mario Lodi

Già, un artigiano, uno che si sporca le mani, che aiuta ciò che è ancora informe, immaturo, a prendere forma e ad assumersi un ruolo nella vita.
Uno che, se obbligato, confessa anche ispirazioni di ambito teorico, certo (Piaget, Freinet, Bruner, Vygotskij…), ma te lo dice a mezza voce, con un tono che ti fa capire: “se pensi che basti quello, sei fuori strada…sono i bambini, devi partire da loro per comprendere se quel che stai facendo è giusto…”. Insomma, per capire se riuscirai ad aiutare un pezzo di legno, un burattino, a trasformarsi in un bambino libero.

Ci possono essere molti modi per ricordare Mario Lodi, di seguito proponiamo una serie di articoli e contributi recentemente apparsi in rete. Sono tutti bellissimi

Da collega a collega, l’articolo uscito sulla rivista Gli asini, n. 9, aprile/maggio 2012   della pedagogista Grazia Honneger Fresco su Mario Lodi  che viene riproposto per tutti. Continua a leggere

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