Tra diritti e proattività

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La possibilità del cambiamento nonostante la complessità: la disabilità necessita di nuove risposte a fronte del contesto mutevole e dei risultati non sempre soddisfacenti ottenuti sino ad ora. Il contributo che segue è stato presentato in occasione della “Giornata internazionale delle persone con disabilità” organizzata dall’ASL di Monza e Brianza il 3 dicembre 2013 e si integra con il contributo di Leonardo Baldinu. Entrambi siamo intervenuti come rappresentanti del “Coordinamento Disabilità e Diritti Monza e Brianza”.

Albert_Einstein_HeadInizio con una citazione di Albert Einstein (Il mondo come io lo vedo, 1931):
“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perchè la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la…

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Gestione separata

tiro-alla-fune_O1In tempi di modello unico e 730 ‘gestione separata’ non è solo una collocazione nelle liste INPS, ma una metafora esistenziale. Un posto dove tutti noi siamo costretti a collocarci pur mirando a ricomporre la complessità che ci circonda e in cui siamo immersi.

 

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Compiti per le vacanze

La scuola è finita…anche quest’anno è terminato…archiviato anche l’anno scolastico 2013/2014…

Di incipit ripetitivi ne avrei a disposizione a bizzeffe.

Non dovrei aver paura di stonare con l’ambiente anzi, in fondo, sarei anche coerente con uno dei punti di forza della scuola italiana: ripetere, all’infinito, gli stessi contenuti con la medesima formula.

Per i casi della vita mi trovo a ripercorrere l’intero cursus scolastico (dalla scuola elementare al liceo) a distanza di circa venticinque anni¹.

Umanamente è un’esperienza impagabile, mi ritengo fortunatissimo ad avere avuto quest’occasione. Professionalmente è spesso frustrante: più volte ho sostenuto che un quarto di secolo ha lasciato innegabili tracce d’invecchiamento sulla mia persona ma nemmeno una ruga sulla scuola.

Già, la scuola di oggi è quasi identica a quella di venticinque anni fa!

“Esagerato!”, ribattono colleghi e confidenti “e le riforme che si sono succedute in questi anni?! E le nuove tecnologie?! E la scuola dell’autonomia?!…”.

Di solito, a fronte di tali obiezioni, abbasso il capo, quasi mi vergogno…mi dispiace, forse esaspero veramente e rischio di svalutare colleghi, docenti, dirigenti che non si meritano tanto.

Ma questa volta no!

Stavolta ne ho prove! Posso documentarle ed esibirle di fronte a qualunque tribunale ;-)

A cosa mi riferisco?

Ai compiti delle vacanze.

Pochi giorni fa ho avuto modo di dare un’occhiata alla lista dei libri consigliati per la lettura estiva della classe in cui lavoro come assistente ad personam: una seconda liceo.

Ci sono “I Malavoglia”, “Mastro don Gesualdo”, c’è il Calvino del “Barone Rampante” e de “Il cavaliere inesistente”.

Non possono mancare il Pirandello di “Uno, nessuno e centomila” e quello de “Il Fu Mattia Pascal”.

Unica concessione beat (o almeno mi illudo di leggerla come tale): “La luna e i falò”, di Cesare Pavese.

A quel punto è spontaneamente salita alle mie labbra un’esclamazione colorita che richiama le mie origini sicule e che si potrebbe, con autoindulgenza, tradurre con: Santi Numi!

Mi sono detto: io questa lista l’ho già vista…quando? No, non vorrai dirmi che…

Ebbene sì, quella lista mi ha ricordato tanto una delle liste di libri di lettura per le vacanze, le mie, quelle di venticinque anni fa!

 

Io sono uno di quelli che tengono le cose da parte, si sa mai, possono sempre servire: anche alcuni materiali scolastici.

Non ci crederete: ho trovato, in uno scatolone impolverato della soffitta, la lista incriminata.

Dal nome dalla professoressa assegnataria desumo che l’anno doveva essere quello di terza superiore, e non seconda.

Ma le differenze sostanziali terminano lì.

Per il resto c’è quasi tutto: Verga, Pirandello, Calvino…

Non manca quasi nulla (tranne Pavese) e, in aggiunta, potevamo contare sul fascino esotico due narratori stranieri: il Goethe de “I dolori del giovane Werther” e il Dostoevskij dei “Fratelli Karamazov”.

I commenti sono quasi superflui…eccone alcuni in ordine sparso:

  1. Sono tutti libri bellissimi, con gli anni li ho letti tutti e ne ho amato la gran parte, con una predilezione particolare per Pavese
  2. A sedici anni non li avrei letti nemmeno sotto tortura
  3. A sedici anni non li avrei capiti
  4. Erano già dei classici venticinque anni fa: era semplice recuperare un riassunto da qualche parte
  5. Per la fortuna dei sedicenni di oggi: con la rete è ancora più facile recuperare riassunti di classici
  6. In Italia si producono ogni anno 60.000 libri (164 al giorno, per l’Associazione Italiana Editori)
  7. In oltre quaranta anni la letteratura italiana non ha prodotto nulla che possa costituire una valida lettura per un sedicenne?

La professoressa che, nei giorni scorsi, ha assegnato i compiti, ha, più o meno, la mia età: avrà letto quei libri, a sedici anni? Saranno serviti ad appassionarla alla lettura? Li avrà capiti?

Presumo di si…altrimenti non li avrebbe consigliati ;-)

P.S.

Più che consigliare, mi piacerebbe di più sapere cosa legge un sedicenne e immaginare il perché.

Ma non rinuncio alle responsabilità educative.

Allora: Salinger “Il Giovane Holden”, Benni “Saltatempo”, Brizzi “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, De Carlo “Due di Due”, Mastrocola “Una barca nel bosco”, Baricco “Oceano Mare”.

Ecco i compiti per le vacanze che consiglierei a dei sedicenni…e voi?

 

 

 

¹ Dal 2005 sono educatore ad personam di E., super-ragazzo con una severa cerebrolesione. Con lui ho rivissuto tutte le scuole primarie, le secondarie di primo grado, iniziato il Liceo…anche se da quest’anno il mio affiancamento è più limitato ad una periodica supervisione, mi ritengo parte integrante della squadra e cerco di dare il mio apporto ai colleghi che affiancano E. quotidianamente.

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Non possedere niente, ma usare tutto

photo-mainIn una pausa notturna tra una poppata e l’altra, quando si fa fatica a riprendere subito sonno, mi cade l’occhio sull’IPhone rimasto imprudentemente acceso.

Nonostante mi sia imposta di non leggere di notte, perchè con i bimbi piccoli c’è più bisogno di sonno che di letture notturne, sfoglio la App di Repubblica e trovo l’articolo App-economy Uber e i suoi fratelli dividono l’Italia.

Mi si incendia un neurone… Accidenti…addio sonno. Non so dove mi porterà questa lettura. Vediamo. Continua a leggere

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Il Lavoro nel Terzo Settore: le parole sono importanti

Allo scoccare della mezzanotte del 12 maggio, il Presidente del Consiglio ha twittato il link all’indirizzo in cui sono pubblicate le “Linee Guida per una riforma del Terzo Settore”.

Si tratta di una riforma lungamente attesa e auspicata.

Tanti sono gli ambiti che, come operatori del settore, abbiamo più volte segnalato come normativamente inadeguati: dall’individuazione delle categorie di svantaggio per le imprese e le cooperative sociali, alla fiscalità del mondo associazionistico, alle modalità di gestione del 5 per mille…

Il governo ha attivato un indirizzo mail per raccogliere segnalazioni in merito ai ventinove punti della riforma: terzosettorelavoltabuona@lavoro.gov.it .

Nel mio piccolo, scriverò anch’io.

In questo post, però, non intendo argomentare in merito alle possibili soluzioni legislative.

Vorrei piuttosto confrontarmi con voi rispetto al linguaggio utilizzato dal Presidente del Consiglio nel redigere le Linee Guida.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti.

Le parole sono indicative di come i concetti complessi e le esperienze sono rappresentate nella nostra mente. Continua a leggere

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L’indicibile sul lavoro. Stato di avanzamento #2

Che cosa è stato fatto (1)

Il filone di ricerca su “il lavoro indicibile” o “l’indicibile del lavoro” o l’indicibile sul lavoro” ha generato diversi contributi, suscitato un certo interesse, non solo fra i lettori più abituali di Appunti di lavoro, ma anche fuori. E’ un tema che presenta varie e tante sfaccettature, come anche dimostrano i post fino a qui raccolti.

Una prima importante “scoperta” è che l’indicibile può riguardare innanzitutto il lavoro ma anche il non lavoro.

Di ciò che succede dentro i microcontesti organizzativi, nelle relazioni che ciascun soggetto ha con se stesso, con gli altri, con il proprio lavoro, ne ha parlato Vittorio Ondedei, che individua 4 possibili indicibili: Continua a leggere

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Romanzi che aiutano a dire l’indicibile_2: 60 giorni e finiscono i soldi

Un diario che aspira a farsi romanzo, come indicato fin dalla copertina. Diario per esprimere le molteplici e non sempre facilmente dicibili emozioni, sentimenti, paure, ansie e angosce del trovarsi senza lavoro.60-giorni-e-finiscono-i-soldi-di-Ludovica-Amat

Se in Arredo casa e poi m’impicco si assisteva alle vicissitudini di un  trentenne “abituato” a confrontarsi con la precarietà dei lavori, qui la protagonista, che improvvisamente si trova senza lavoro è una donna, intorno ai 45 anni, professionista affermata nel campo della comunicazione, un figlio adolescente (e saggio), separata. Quando si trova nella condizione di senza lavoro è costretta a rivedere tutti i suoi riti e ritmi – alcuni molto milanesi – mai messi, ingenuamente, in discussione fino a quel momento: un bel loft in un’ex area industriale; la casa in affitto nella riviera ligure di levante; le vacanze; il lavoro che arriva senza andarlo troppo a cercareContinua a leggere

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