Le paure del primo mese di scuola – Diario minimo di un genitore qualunque

Quando un bambino ti dice:

<<Cara Maestra,

non sono nato per stare seduto,

son piccolo, e ho nel cuore una tempesta,

all’idea di essere a scuola, un poco cresciuto>>

Lavoro a scuola

 

<<Si, ma sei nato per imparare!>>

Rispondi, tu.

Ma vuol forse dire: pazientare?

Accomodare? Accontentare?

Quante ‘are! Arriveremo a sbadigliare?

 

Le rime, poi, son troppo semplici,

è difficile esserne complici;

ma, ricorda, la sedia, l’abc, il (saltin)banco

stanco…

 

…se ti prende la mano

E dimentichi i gabbiani,

cosa copre il manto?

La fede nel domani

O un sogno infranto?

 

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Condannati alla terza persona

diletta76:

Mi sembra davvero interessante proporre questo post di Igor Salomone.

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comportamento-infantile-davanti-mamma

Di Igor Salomone

Ci sono gesti che urgono nel corpo e si compiono al di là della tua volontà. Anzi, remano decisamente contro. Anche se sei convinto di doverli evitare, quelli si presentano incuranti e anche un po’ stronzi sulla bocca, in punta di dita, nelle spalle, insomma, ovunque possano trovare un trampolino per uscire da te e presentarsi al mondo alla faccia tua. Lasciandoti a fare i conti con le conseguenze. Avete mai provato a imboccare un bambino, o chicchessia abbia bisogno di essere imboccato? Cosa fanno le vostre labbra mentre ci provate? Ecco, appunto. Per evitare di far smorfie mentre tenti di traguardare posata e bocca, finisce che sbagli mira. E di solito non ci riesci comunque. Persino mentre scrivo “imboccare” mi viene da fare le smorfie…

Mia figlia sta per compiere diciassette anni e le parlo ancora in terza persona. Papà fa questo, papà fa quest’altro, papà è stufo…

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Primo giorno di scuola – Diario minimo di un genitore qualunque

Primo tempo

Oggi è il primo giorno di scuola.

Anche mio figlio inizia il percorso nella scuola primaria.

Ho lavorato con la scuola, in qualità di educatore, per quasi quindici anni, ma, quando si tratta del tuo primo figlio, è inevitabilmente un passaggio…

Io e mia moglie siamo emozionati, abbiamo faticato a prender sonno, stanotte, e la sveglia è stata anticipata per non rischiare il ritardo che ci caratterizza da sempre.

Lui, il piccolo, ieri sera si è addormentato presto, ha dormito profondamente e, come al solito, ha faticato ad alzarsi.

La scuola di mio figlio consente ai genitori, per il primo giorno, di partecipare in classe alle attività e giochi di accoglienza.

Ci sembra una buona idea, accompagniamo entrambi il neo studente.

 

Tra bambini e genitori (presenti tutte le mamme, parecchi anche i papà), la classe è molto affollata.

La maestra chiede ai bambini: <<Allora, siete contenti che ci siano qui i vostri genitori?>>

Segue un silenzio imbarazzato…qualche sorriso ma nessuna approvazione convinta.

<<Non li facciamo rimanere molto…un’oretta?>>, rincara l’insegnante.

<<No, meno>> risponde sorridendo una decisa bambina, che non ha senz’altro cognizione di quanto durino sessanta minuti, ma che ha, evidentemente, fretta di liberarsi dagli ingombranti antenati…

Così, come da programma, prima dell’ora di merenda, i genitori sono congedati, senza rimpianto.

Nostro figlio, nel salutare la mamma, si raccomanda: <<Però tu aspettami fuori dal cancello finchè arrivo, va bene?>>

 

Secondo tempo

Sono un po’ turbato, non mi vergogno a nasconderlo…ed emozionato, preoccupato, un po’ commosso…

Poi, coincidenze della vita, capita che in radio ascolto la lettura di un testo, di Natalia Ginsburg: Non opprimere i figli con l’idea della scuola.

In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio.

Pur con qualche distinguo, mi ci ritrovo; è un bel testo, vi invito a leggerlo e, nello stesso tempo, me lo appunto come pensiero caratterizzante di oggi, per un diario minimo del genitore, che mi disponga a tenere a mente che:

Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d’attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos’è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita? (Natalia Ginzburg, Le piccole virtù, pubblicato originariamente su “Nuovi Argomenti” nel 1960)

 

P.S.

Nel primo pomeriggio chiamo a casa, per sentire dalla voce di mio figlio come è andata la mattina.

<<Ciao papà, a scuola tutto bene, la maestra è molto dolce, abbiamo fatto un sacco di belle cose. Però ti racconto stasera, adesso sono troppo impegnato, sto giocando. Ciao…>>

Ecco, appunto.

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Tra diritti e proattività

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La possibilità del cambiamento nonostante la complessità: la disabilità necessita di nuove risposte a fronte del contesto mutevole e dei risultati non sempre soddisfacenti ottenuti sino ad ora. Il contributo che segue è stato presentato in occasione della “Giornata internazionale delle persone con disabilità” organizzata dall’ASL di Monza e Brianza il 3 dicembre 2013 e si integra con il contributo di Leonardo Baldinu. Entrambi siamo intervenuti come rappresentanti del “Coordinamento Disabilità e Diritti Monza e Brianza”.

Albert_Einstein_HeadInizio con una citazione di Albert Einstein (Il mondo come io lo vedo, 1931):
“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perchè la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la…

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Gestione separata

tiro-alla-fune_O1In tempi di modello unico e 730 ‘gestione separata’ non è solo una collocazione nelle liste INPS, ma una metafora esistenziale. Un posto dove tutti noi siamo costretti a collocarci pur mirando a ricomporre la complessità che ci circonda e in cui siamo immersi.

 

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Compiti per le vacanze

La scuola è finita…anche quest’anno è terminato…archiviato anche l’anno scolastico 2013/2014…

Di incipit ripetitivi ne avrei a disposizione a bizzeffe.

Non dovrei aver paura di stonare con l’ambiente anzi, in fondo, sarei anche coerente con uno dei punti di forza della scuola italiana: ripetere, all’infinito, gli stessi contenuti con la medesima formula.

Per i casi della vita mi trovo a ripercorrere l’intero cursus scolastico (dalla scuola elementare al liceo) a distanza di circa venticinque anni¹.

Umanamente è un’esperienza impagabile, mi ritengo fortunatissimo ad avere avuto quest’occasione. Professionalmente è spesso frustrante: più volte ho sostenuto che un quarto di secolo ha lasciato innegabili tracce d’invecchiamento sulla mia persona ma nemmeno una ruga sulla scuola.

Già, la scuola di oggi è quasi identica a quella di venticinque anni fa!

“Esagerato!”, ribattono colleghi e confidenti “e le riforme che si sono succedute in questi anni?! E le nuove tecnologie?! E la scuola dell’autonomia?!…”.

Di solito, a fronte di tali obiezioni, abbasso il capo, quasi mi vergogno…mi dispiace, forse esaspero veramente e rischio di svalutare colleghi, docenti, dirigenti che non si meritano tanto.

Ma questa volta no!

Stavolta ne ho prove! Posso documentarle ed esibirle di fronte a qualunque tribunale ;-)

A cosa mi riferisco?

Ai compiti delle vacanze.

Pochi giorni fa ho avuto modo di dare un’occhiata alla lista dei libri consigliati per la lettura estiva della classe in cui lavoro come assistente ad personam: una seconda liceo.

Ci sono “I Malavoglia”, “Mastro don Gesualdo”, c’è il Calvino del “Barone Rampante” e de “Il cavaliere inesistente”.

Non possono mancare il Pirandello di “Uno, nessuno e centomila” e quello de “Il Fu Mattia Pascal”.

Unica concessione beat (o almeno mi illudo di leggerla come tale): “La luna e i falò”, di Cesare Pavese.

A quel punto è spontaneamente salita alle mie labbra un’esclamazione colorita che richiama le mie origini sicule e che si potrebbe, con autoindulgenza, tradurre con: Santi Numi!

Mi sono detto: io questa lista l’ho già vista…quando? No, non vorrai dirmi che…

Ebbene sì, quella lista mi ha ricordato tanto una delle liste di libri di lettura per le vacanze, le mie, quelle di venticinque anni fa!

 

Io sono uno di quelli che tengono le cose da parte, si sa mai, possono sempre servire: anche alcuni materiali scolastici.

Non ci crederete: ho trovato, in uno scatolone impolverato della soffitta, la lista incriminata.

Dal nome dalla professoressa assegnataria desumo che l’anno doveva essere quello di terza superiore, e non seconda.

Ma le differenze sostanziali terminano lì.

Per il resto c’è quasi tutto: Verga, Pirandello, Calvino…

Non manca quasi nulla (tranne Pavese) e, in aggiunta, potevamo contare sul fascino esotico due narratori stranieri: il Goethe de “I dolori del giovane Werther” e il Dostoevskij dei “Fratelli Karamazov”.

I commenti sono quasi superflui…eccone alcuni in ordine sparso:

  1. Sono tutti libri bellissimi, con gli anni li ho letti tutti e ne ho amato la gran parte, con una predilezione particolare per Pavese
  2. A sedici anni non li avrei letti nemmeno sotto tortura
  3. A sedici anni non li avrei capiti
  4. Erano già dei classici venticinque anni fa: era semplice recuperare un riassunto da qualche parte
  5. Per la fortuna dei sedicenni di oggi: con la rete è ancora più facile recuperare riassunti di classici
  6. In Italia si producono ogni anno 60.000 libri (164 al giorno, per l’Associazione Italiana Editori)
  7. In oltre quaranta anni la letteratura italiana non ha prodotto nulla che possa costituire una valida lettura per un sedicenne?

La professoressa che, nei giorni scorsi, ha assegnato i compiti, ha, più o meno, la mia età: avrà letto quei libri, a sedici anni? Saranno serviti ad appassionarla alla lettura? Li avrà capiti?

Presumo di si…altrimenti non li avrebbe consigliati ;-)

P.S.

Più che consigliare, mi piacerebbe di più sapere cosa legge un sedicenne e immaginare il perché.

Ma non rinuncio alle responsabilità educative.

Allora: Salinger “Il Giovane Holden”, Benni “Saltatempo”, Brizzi “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, De Carlo “Due di Due”, Mastrocola “Una barca nel bosco”, Baricco “Oceano Mare”.

Ecco i compiti per le vacanze che consiglierei a dei sedicenni…e voi?

 

 

 

¹ Dal 2005 sono educatore ad personam di E., super-ragazzo con una severa cerebrolesione. Con lui ho rivissuto tutte le scuole primarie, le secondarie di primo grado, iniziato il Liceo…anche se da quest’anno il mio affiancamento è più limitato ad una periodica supervisione, mi ritengo parte integrante della squadra e cerco di dare il mio apporto ai colleghi che affiancano E. quotidianamente.

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Non possedere niente, ma usare tutto

photo-mainIn una pausa notturna tra una poppata e l’altra, quando si fa fatica a riprendere subito sonno, mi cade l’occhio sull’IPhone rimasto imprudentemente acceso.

Nonostante mi sia imposta di non leggere di notte, perchè con i bimbi piccoli c’è più bisogno di sonno che di letture notturne, sfoglio la App di Repubblica e trovo l’articolo App-economy Uber e i suoi fratelli dividono l’Italia.

Mi si incendia un neurone… Accidenti…addio sonno. Non so dove mi porterà questa lettura. Vediamo. Continua a leggere

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