Complessità è foresta

La complessità non è fumo. E’ una foresta. In una foresta sento di dimenticare me stesso (…) Mi sento circondato dall’incertezza, sento l’emergere ed il dolore delle cose umane -matrimonio, perdita, infanzia, padri, madri, solitudine- lì sepolte. Nel fumo mi sento oppresso. Sento la bocca contro un muro di vapore denso, oscuro e irrespirabile.
(Henry Cole)

Nel lavoro sociale ci troviamo spesso a consolarci, facendo riferimento alle tante sfumature in cui può offrirsi l’esperienza umana, ed alla nostra conseguente difficoltà ‘professionale’ di orientamento.

E’ chiaro che siamo confusi. Con tutta questa complessità! E ci rannicchiamo quasi felici, sentendo a malapena il tempo che passa.

Quando però il nostro sguardo è rivolto alle relazioni sostanziali del nostro assetto sociale umano – quelle fra genitori e figli, ovvero fra adulti e bambini, che diventano, in un riflesso infinito, tutte le relazioni di cura e d’attenzione – ci accorgiamo quanto sia difficile evitare di sentirci soffocare dalle innumerevoli sfumature attraverso cui cogliamo la realtà, i fatti, le parole, le emozioni, le risonanze affettive. Possiamo fare finta di darci ragione e di dare un nome al nostro sentirci confusi. Siamo sempre bravi a dare la colpa. Ma la forza del contesto è spesso più forte del nostro parlottare solitario.

Come nella giungla, la mancanza di nitidezza produce polvere di muschio, funghi volanti, umidità terrosa. Eppure non si arriva mai a perdere del tutto il respiro. C’è sempre un chinarsi al momento giusto che lascia gocciolare giù il sudore ed espone a correnti brevi, timide, fresche.

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Una risposta a Complessità è foresta

  1. matteoloschiavo ha detto:

    Mi piace molto il tuo post.
    Mi fa pensare.
    A me come compagno, genitore, professionista, amico, cittadino, …
    Grazie, Vittorio,

    L’immagine del chinarsi mi fa venire in mente i fumetti di Ken Parker.
    Quando cavalcando nei territori sconfinati del west si fermava, scendeva da cavallo e chinato con un ginocchio per terra oosservava – anche a lungo – un’impronta, un indizio, un ramo spezzato, soffio di vento, qualcosa che potesse aiutarlo a orientarsi, a ritrovare la strada.
    Su Wikipedia ci sono alcune interessanti caratteristiche di questo personaggio che forse ci possono aiutare a stare nella complessità-foresta e a chinarci di tanto in tanto quando ne sentiamo il bisogno.
    Come in questo momento.

    Ken Parker è un antieroe CORAGGIOSO e GENEROSO,
    ma anche DISINCANTATO e PRATICO…
    Ken Parker è un personaggio INSOLITAMENTE COMPLESSO e REALISTICO,
    che subisce una profonda EVOLUZIONE nel corso della serie…
    Eroe POETICO, con PREGI e DIFETTI molto UMANI…
    Un aspetto particolare di Ken Parker è di non essere un personaggio CRISTALLIZZATO, sempre uguale a sé stesso, rigidamente coerente e che mai invecchia.
    È anzi un uomo a tutto tondo, che modifica le proprie idee in seguito alle ESPERIENZE che vive, E’ IMMERSO IN UN PRECISO MOMENTO STORICO …

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ken_Parker

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